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sansevero (1)C’è chi l’ha definito esoterico, chi alchimista, chi inventore, chi addirittura sostiene sia stato un importante massone e militare. Io stesso ho avuto l’ardire di coinvolgere la sua enigmatica figura nei miei libri sul settecento partenopeo. In effetti, quando si parla di Raimondo di Sangro, VII principe di San Severo, è difficile accordarsi su quale sia la disciplina che abbia caratterizzato la sua misteriosa ed affascinante vita. Ho deciso di presentare al pubblico questa raccolta di articoli tematici in triplice chiave di lettura. In vero stile di Sangro, conosceremo Raimondo a 360 gradi, guardando il principe da ottiche eterogenee ma allo stesso tempo conviventi in armonia in un’unica mente. Negli articoli che seguiranno racconteremo la sua storia e l’affetto che lo ha legato in vita alla Reale famiglia dei Borbone di Napoli, cercheremo di capire quali strumentazione e competenze tecnologiche aveva a disposizione il Raimondo uomo di scienza. Quali invece le conoscenze aveva acquisito il Raimondo medico e alchimista. Passando infine, nel rispetto della più nobile ed antica tradizione cabalistica partenopea, ad analizzare il misterioso velo esoterico e scaramantico che avvolgeva la sua figura ogni qualvolta si aggirava silenzioso tra i “vicoli” della Napoli dei nostri avi. Iniziamo quindi con una prima veloce panoramica riassuntiva per fissare dei punti chiave della vita del principe di San Severo.

Nato nel 1710 a Torremaggiore in provincia di Foggia, Raimondo inizia i suoi studi di retorica, filosofia, logica, matematica, geometria, scienza, fisica,  greco latino ed ebraico. Sin da fanciullo si appassiona con forte coinvolgimento emotivo all’araldica e alla scultura grazie al suo innato amore per la composizione artistica. All’età di 20 anni si trasferisce a Napoli, all’apice della sua crescita culturale, e per questo non gli è difficile entrare in sintonia con la sofisticata classe aristocratica partenopea, erroneamente considerata rozza ed ignorante.

Ma cos’è che tutt’oggi attira milioni di turisti e ricercatori in visita ogni anno presso la Cappella di Sansevero? Perché le sue meravigliose opere d’arte esercitano un’attrattiva che molti addetti ai lavori definiscono senza dubbio ipnotica. Basti guardare gli occhi di chi per la prima volta mette piede in quella che un tempo era considerata la “Casa dei misteri”. Fu proprio il restauro della suddetta cappella che fece di Raimondo un personaggio tanto chiacchierato nella Napoli di metà settecento. Al restauro che trasuda chiari elementi massonici in stile barocco, vi parteciparono i migliori artisti del panorama napoletano tra i quali Giuseppe Sanmartino, autore del famosissimo Cristo Velato, Francesco Queirolo, creatore de Il Disinganno, rappresentante un uomo che si districa da una rete. Il forte simbolismo intrinseco nella scultura ci racconta attraverso il silenzio gelido del marmo, come il padre stesso dell’artista, dopo una vita di libertinaggio e di azioni nefaste, abbia trovato la forza di uscire dall’inganno terreno per abbracciare la fede.

SanseveroLa rappresentazione artistica del Cristo Velato e la sua creazione resta per molti ancora oggi un MISTERO rimasto incompreso dagli artisti e scultori contemporanei. Infatti, salta subito all’occhio, come il velo marmoreo, posto lungo tutto il corpo del Cristo, aderisce perfettamente alle forme del viso ed al corpo stesso, tanto da rendere visibili e dettagliatamente analizzabili le ferite del martirio. L’impressionante perfezione di esecuzione nello scolpire i due cuscini posti dietro la nuca e degli strumenti post crocifissione, fanno si che sia dia credito alla leggenda che avvolge la vita del principe. Infatti, la storia vuole che, come nel Cristo Velato, anche ne Il Disinganno, la vita sia stata “marmorizzata” con processo alchemico segreto.

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Inoltre Raimondo di Sangro è stato anche creatore delle incredibili Macchine Anatomiche. Perfette riproduzioni eseguite nel 1700, del sistema venoso ed arterioso dell’essere umano, rappresentate in due individui di sesso maschile e femminile unitamente al sistema scheletrico.
Questa operazione era praticamente di impossibile esecuzione, se si considerano le conoscenze scientifiche del tempo. Inoltre tali corpi sono stati “creati” in corrispondenza della scomparsa di due camerieri che lavoravano in casa di Sangro in quel periodo, e il caso vuole che erano proprio un uomo ed una donna. Voci del popolo raccontano di strane urla e rumori molesti provenienti dall’abitazione del principe. Per questo motivo il suo operato è stato a lungo criticato sia dalla Chiesa sia dai salotti aristocratici partenopei.

macchine-anatomicheAltra invenzione avvolta nel mistero è la cosiddetta Carrozza Marittima, come evidenziabile da una stampa d’epoca (ancora esistente), si trattava di veicolo perfettamente somigliante a una carrozza terrestre, con tanto di cavalli verosimilmente in sughero o legno, ma al posto delle ruote aveva delle “pale” (azionate da personale nascosto) in grado di viaggiare per mare. Tale carrozza poteva ospitare dodici persone ed era più veloce delle barche a remi ed a vela dell’epoca (fonte “La Gazzetta di Napoli” 24 luglio 1770).  Con tale mezzo di trasporto, si racconta, che Raimondo riusciva a navigare di notte l’intero Golfo di Napoli, sperimentando di nascosto, le sue incredibili creazioni.

CarrozzamarittimaTutt’oggi è possibile visitare il Museo della Cappella di Sansevero situata nel centro storico di Napoli in Via F. De Sanctis 19/21 aperta i giorni feriali dalle 10.00 alle 17.40 e Domenica e festivi dalle 10.00 alle 13.30. Il quesito che tormenta gli studiosi attuali è “velato” da un enigmatico mistero: come è possibile che uno studioso del 1700 sia riuscito ad acquisire conoscenze così sviluppate ed approfondite in tutti i campi del sapere umano? Come ha potuto mettere in pratica i suoi studi realizzando le opere che oggi ammiriamo con i nostri occhi incantati e sbalorditi? Coloro che hanno dedicato la loro vita allo studio di questo personaggio affermano con fermezza che la scienza non riuscirà mai a svelare CHI e soprattutto in che modo, ha reso Raimondo di Sangro uno dei personaggi più enigmatici della comunità artistica e scientifica partenopea del 1700.

Giuseppe Di Stadio

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