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1Alle genti che Napoli ha tanto amato e che darebbero la vita per un forte sentimento.

“Un grave conflitto è esploso oggi a Bernalda, Circondario di Potenza, tra la forza pubblica e la popolazione a causa della tassa di capitazione. I cittadini hanno urlato: abbasso il sindaco, abbasso le tasse. I gendarmi sono stati costretti a fare fuoco. 4 cittadini sono stati uccisi, molti altri feriti. Sono stati feriti anche alcuni gendarmi. Le autorità hanno inviato a Bernalda rinforzi in truppa. L’ordine è stato ristabilito, ma il fermento persiste” (Le Matin, 10 aprile 1888).

I GENDARMI SONO STATI COSTRETTI A FARE FUOCO.

E’ tutto concentrato in queste poche parole tratte dal trafiletto pubblicato due giorni dopo la strage nel piccolo paese ex duo siciliano di Bernalda in provincia di Matera, dal quotidiano francese Le Matin, il sunto della prospettiva tirannica adottata dal neo stato italiano nei confronti delle terre dell’ex Regno di Napoli e delle Due Sicilie. Ma facciamo un piccolo passo indietro.

Febbraio 1735. Il Re di Napoli, Carlo III di Borbone, tenendo fede alla propria politica di stretta correlazione tra la famiglia reale e il popolo meridionale, decide di far visita personalmente alle terre del sud appena conquistate. Per motivi strategico logistici, ed in piena autonomia, decidere di prendere dimora e farne il proprio “quartier generale” per quella visita, in un piccolissimo centro abitato del meta pontino, meglio conosciuto come Bernalda.

Quando il Re entra in città, gli abitanti accolgono il corteo con fiori e urla inneggianti sua Maestà e la famiglia tutta. Il Re è sentitamente sorpreso e colpito dal calore e dall’affetto dagli abitanti del posto che decide di prolungare la sua permanenza acquistando addirittura diversi immobili del centro storico. Non conosciamo i dettagli personali che spinsero Sua Maestà ad amare così tanto quella gente, ma fatto sta che il 21 Giugno dello stesso anno, dalla capitale Napoli, Carlo III di Borbone emana un decreto legislativo col quale conferisce a Bernalda il titolo di Città. In calce al decreto si legge testualmente tutt’oggi “Perché il Regno di Napoli non è fatto di piccoli paesi ma di grandi città e città Grandi”. Bernalda rimase nei secoli nel cuore dei Borbone di Napoli. Lo confermano le straordinarie manovre legislative attuate dai successori del grande Re.

Il figlio, Ferdinando I di Borbone Re di Napoli, il 21 Dicembre 1819, firma il decreto n. 2020 con il quale istituisce la fiera annuale dedicata al santo patrono S. Bernardino da Siena. Portando ricchezza ed introiti nelle casse comunali, e rilanciando l’occupazione locale del meta pontino.

Ferdinando II, il 1 dicembre di dodici anni dopo, decide addirittura di ampliare il centro storico siglando in calce le proprie iniziali sul decreto n.636 ed istituendo il fondo denominato “la difesa di San Donato”, nel circondario del Castello. Nel 1834, lo stesso Ferdinando II di Borbone, istituisce il 20 esimo monte frumentario della Basilicata e lo colloca proprio a Bernalda.

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Ma ahimè con la caduta dei Borbone di Napoli, come tutto il sud, anche la città tanto amata dai sovrani partenopei inizia ad incassare i duri colpi delle austerità piemontesi nei confronto dei Lazzaroni meridionali.

E’ la mattina dell’8 Aprile 1888. Il tranquillo centro storico si sveglia tra urla e tumulti. Poco tempo prima è arrivata la notizia dell’ennesima tassa statale.

“I GENDARMI SONO STATI COSTRETTI A FARE FUOCO” + M.T. anni 53+ INNOCENTE!

Questa volta pare l’avessero chiamata “fuocatico” o così almeno sembravano aver capito i cittadini. In realtà la tassa di Capitazione imposta a Bernalda prendeva quell’appellativo in quanto era una gravosa imposta che colpiva ogni “fuoco” e cioè ogni abitazione del paese. Il governo piemontese aveva giustificato tale manovra come un sistema per combattere l’abuso edilizio nel meta pontino. Ma aveva completamente ignorato le restanti 20 tasse che da appena vent’anni contribuivano ad impoverire gli ex sudditi del Regno di Napoli.

“I GENDARMI SONO STATI COSTRETTI A FARE FUOCO” + M.M. anni 29 + INNOCENTE!

Doverosa a questo punto una piccola digressione storica. Durante il Regno di Borbone, le tasse amministrative erano appena 2 e incidevano meno del 5% sull’economia di una famiglia media di contadini.

“I GENDARMI SONO STATI COSTRETTI A FARE FUOCO” + C.A. anni 27 + INNOCENTE!

I cittadini coesi si erano riuniti nella piazza centrale dove un piccolo corteo muoveva piano lungo le strade della città invitando tutti a scendere in strada. Quando la gente però vide arrivare dalle periferie le prime truppe regolari (Real Esercito Italiano) forse era troppo tardi. I militari erano stati inviati in paese con un obbiettivo ben preciso. Dare l’esempio di cosa succede a tutti coloro che si mettono contro il volere del tiranno piemontese.

L’esempio migliore che potesse dare il braccio armato del nuovo Re, era la vita di 4 INNOCENTI. Nel rispetto ed in linea con gli altri esempi storici del tempo (vedi Pietrarsa ad esempio), i coraggiosi soldati del Re giustiziarono alle spalle i manifestanti davanti agli occhi di tutti.

“I GENDARMI SONO STATI COSTRETTI A FARE FUOCO” + L.M. anni 41 + INNOCENTE!

Quando tutto fini, in nome della democrazia fu inscenato uno dei peggiori fantomatici finti processi mai riusciti nel Regno dei Savoia. Per la strage di Bernalda ci furono solo assoluzioni per i carnefici.

Oggi il rispetto di tutta le gente del Regno di Napoli e delle Due Sicilie va a quei cittadini che un grande Re portava nel cuore, e che un qualcos’altro che si faceva chiamare Re ha calpestato col ferro delle armi e della dittatura.

 A Bernalda!

GIUSEPPE DI STADIO

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