Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

la-donna-e-il-tombolo-3603b9ca-5885-4aa4-b57a-02eba4054e57

(Ringrazio il compagno di volè Gimmi per aver portato alla mia attenzione questa meravigliosa arte dal passato storico estremamente affascinante e controverso, a lui è dedicato il mio seguente articolo)

Controversa e dalle incerte origini storiche, la nascita del ricamo a Tombolo è un’arte contesa tutt’oggi dal un gran numero di paesi europei. Tuttavia, nonostante le pretese di Germania, Francia e delle Fiandre, i primi documenti storici che argomentano su questo antico metodo di lavorazione del lino e dei filamenti d’oro e bronzo, hanno proprio origini italiane.Per la precisione, una serie di manoscritti del 1400, documentano la nascita e la diffusione dell’uso del Tombolo tra le popolazioni italiane, specificando che la tecnica, sin dalle sue origini non ha avuto, nel nostro paese, un vero e proprio fulcro d’origine. Tuttavia si fa riferimento ad un’evoluzione storica dell’utilizzo della pratica, nata inizialmente per aristocratici e borghesi, ma immediatamente diffusa a macchia d’olio anche tra i ceti meno agiati delle comunità, ovviamente con l’utilizzo di materiali differenti nella stesura del ricamo.

Prima di proseguire il percorso storico del Tombolo, che come vedremo troverà un’ampia e documentata applicazione soprattutto in quelle che furono le terre del Regno di Napoli e delle Due Sicilie, è opportuno chiarire brevemente in cosa consiste quest’antica lavorazione. La trama del ricamo viene disegnata su un cartone applicato ad un cuscino. I molteplici punti che caratterizzano il disegno finito, rappresentano i luoghi dove applicare in seguito gli spilli. Sempre attingendo dai manoscritti medievali, apprendiamo che i primi strumenti utilizzati in quest’arte erano abbastanza rudimentali (si parla addirittura di fuselli ricavati da ossa di animali e lische di pesce a fungere da spille). La tecnica in se consiste nel tessere alcuni fili in particolari punti spillati su un disegno sottostante. Punti che a loro volta costituiranno degli incroci. A lavoro finito si provvede alla rimozione degli spilli ed il risultato sono meravigliosi intrecci di ricami dettagliati e particolarmente piacevoli. Un lavoro a tombolo richiedeva di norma l’utilizzo di tantissimi fuselli: fino a 2000 per singolo merletto.

Tombolo

Tornando agli aspetti meramente storici di questa tecnica, possiamo notare dalle fonti a nostra disposizione, di come in seguito si crearono nella penisola, dei veri e proprio punti di specializzazione nella lavorazione del Tombolo. Città come Genova, Venezia, Milano, Burano e Cantù videro fiorire la produzione e la commercializzazione di merletti in Tombolo soprattutto a partire dal 1600 in avanti. Ma il vero boom industriale, su scala ovviamente popolare, si ebbe come dicevamo in precedenza nel centro sud della penisola italica, in quelle che rappresentavano appunto le terre delle Due Sicilie e il Regno di Napoli. Basse Marche, Abruzzi, Campania e Sicilia furono le vere regine del ‘700 nella produzione di Tombolo, tradizione popolare che in queste specifiche regioni è arrivata quasi intatta, nonostante i processi di meccanizzazione ed industrializzazione tessile, anche ai giorni d’oggi, fondamentalmente come forma d’arte e come scuola di antichi mestieri. Napoli, Avellino, Palermo, Campobasso, Isernia, L’Aquila e Offida nelle Marche, detengono tutt’oggi il primato di maggior numero di capi prodotti nella storia degli ultimi 300 anni.

Sono passati alla storia i ricami quattrocenteschi della scuola di Offida che ornavano i camici di S. Giovanni da Capistrano e S. Giacomo della Marca , conservati tutt’oggi nel museo di MONTEPRANDONE (AP). In questa zona la tutela e la salvaguardia di questo tipo di lavorazione era particolarmente sentita a livello popolare, tanto da arrivare ad una vera e propria petizione a Papa Benedetto XIII, nella quale la popolazione locale chiedeva tutela e protezione contro i mercanti che commerciavano i merletti di Chioggia (Veneto), spacciandoli per Tombolo Offidano.

LavoroAlTombolo

A Napoli invece il boom di produzione lo si ha nel periodo Aragonese. In un meraviglioso documento estense, si legge che le figlie di Ferdinando I, Re di Napoli, Eleonora e Beatrice d’Aragona, tesserono con l’aiuto di 18 dame, un preziosissimo merletto a Tombolo, donato poi nel 1476 alla Regina d’Ungheria. Si pensa che la tecnica fu comunque importata nella capitale dall’Irpinia, in quanto lo stesso Ferdinando d’Aragona soggiornò per lungo tempo a Montefusco. Secondo altri documenti storici consultabili presso la Reale Biblioteca di Napoli, a sua volta Montefusco  apprese l’arte del Tombolo nel periodo Svevo dopo l’insediamento di Manfredi e dei Saraceni. Anche sotto il reame Borbonico questo tipo di arte fu sempre messa su un piedistallo e rappresentò motivo di vanto artistico del meridione italiano. Lo stesso Francesco II di Borbone concesse con un autorizzazione reale vidimata in prima persona, l’esposizione a Firenze e Pisa di 500 capi in Tombolo prodotti in tutto il Regno delle Due Sicilie.

Ma sono moltissime anche le leggende che ruotano intorno al ricamo a Tombolo. Ne ho selezionate alcune tra quelle sottratte alla cultura popolare partenopea ed illegittimamente attribuite a città del nord come Venezia e Milano.

Si narra che nel porto di Napoli una giovane ragazza, fidanzata ad un pescatore, fece dono al suo futuro sposo di una rete da pesca interamente fatta a mano da lei. La prima volta che il giovane getto in mare la nuova rete, portò a terra una bellissima alga, denominata trina della Sirena poiché le sue fattezze ricordavano appunto un pizzo delicato e prezioso. Il ragazzo ne fece dono alla fidanzata, prima di partire per le crociate. Durante la sua assenza la fanciulla si dedicò alla lavorazione di una nuova rete da pesca e osservando ogni tanto l’alga donatale pensò di riprodurne il disegno, usando i fili della rete che stava costruendo; provò e si impegnò in vari modi senza tuttavia riuscire nell’intento sino a che non le venne l’idea di attorcigliare i fili attorno a dei piccoli piombi. Nacque così il primo merletto a fuselli.

In provincia di Teramo invece, si narra di una donna molto povera, ma altrettanto ambiziosa, che si rammaricava di non potersi ornare di abiti ricchi e trine. Un giorno questa prese un pezzo di tela, lo sfilò e tentò di intrecciarne i fili per produrne un pizzo, ma il lavoro non le riusciva, in quanto quei fili erano troppo sottili e si spezzavano; la donna pensò allora di sostituirli con dei pezzi di filo di refe e pian piano, dopo vari tentativi, inventò la tecnica del pizzo a fuselli.

Un’altra leggenda parla di una fanciulla bella e povera,che si disperava per non possedere fini tele di lino con cui partecipare al concorso indetto dal Principe del paese, tra le giovani fanciulle del posto, sul più bel ricamo fatto a mano. Era ormai la vigilia e tutte le ragazze, all’indomani avrebbero dovuto portare al palazzo reale i capolavori nati dalle loro mani. La fanciulla, sempre più disperata, a tarda notte, non potendo prendere sonno, andò alla finestra e vide sul vetro un cristallo di ghiaccio fantastico, si impegnò allora a copiarlo, servendosi di qualche filo che aveva in casa, dando vita al primo lavoro a fuselli e vi mise tanto impegno che, il giorno dopo, il suo lavoro non solo vinse il primo premio per l’originalità e la finezza di esecuzione ma attrasse a tal punto il Principe che ne volle conoscere l’autrice,  se ne innamorò e la sposò.

Concludiamo raccontando le vicende di due fidanzati, molto innamorati ma poverissimi, perciò impossibilitati a sposarsi. Un giorno, mentre conversavano seduti sotto un albero, videro un ragno che tesseva una splendida tela tra due rami ed il ragazzo disse alla fidanzata: “ Se tu riuscissi a fare una ragnatela bella come questa diventeresti subito ricca ed i nostri problemi finirebbero”. Così lei provò a copiarla, ma non vi riusciva poiché i fili si ingarbugliavano, allora lui li avvolse su dei pezzetti di legno ed il lavoro finalmente riuscì. Così ebbero origine i fuselli e da allora i fidanzati usano regalare alle ragazze dei fuselli decorati come pegno d’amore.

Giuseppe Di Stadio

DonneConTombolo

Annunci