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Carlo_di_Borbone_1716-1788

Napoli, 20 gennaio 2014 ore 08:12, la terra sotto i piedi dei partenopei trema. Come per ricordare a tutti noi che Napoli è ancora viva, che freme e che è pronta a combattere contro un destino che si prospetta apparentemente già indirizzato verso cieli più grigi che azzurri. 20 gennaio 2014 ore 08:12, Napoli ricorda ai napoletani la loro appartenenza ad una terra forte e potente, una terra rivoluzionaria ed innovatrice. 20 gennaio 2014 ore 08:12, Napoli scuote i napoletani ricordando loro la natura combattiva e nobile delle radici sulle quali si fonda. 20 gennaio 2014 ore 08:12, Napoli scuote i napoletani facendo a modo suo gli auguri ad un bambino che proprio alle ore 08:00 di un lontano 20 gennaio 1716 nasceva in terre lontane, con l’arduo compito di lottare contro un grigio destino apparentemente già segnato, ma che una volta vinto l’avrebbe condotto dritto e spedito sul trono del Regno più fiorente degli ultimo 400 anni. Sembra proprio questo l’augurio che oggi Napoli vuol fare ai napoletani, proprio come Don Carlo di Borbone, vincere il proprio destino per risorgere e dominare sulle splendenti bellezze delle terre del sud.

Il neonato Carlo aveva ben poche possibilità di successione al trono di Spagna, in quanto preceduto in linea dinastica dai fratellastri Luigi e Ferdinando. Maggiori invece erano le speranze di successione (da parte di madre) che il futuro Re di Napoli aveva in Italia. Infatti, ad aspettarlo nella penisola mediterranea c’erano i troni dei ducati di Parma e Piacenza, nonché del Gran Ducato di Toscana, dove l’anziano Gran Duca Cosimo III aveva come possibile erede il suo unico figlio Gian Gastone, dichiaratamente omosessuale sin da tenera età.

Da un punto di vista politico, l’arrivo in Italia di Carlo fu decisamente trionfale, ma molto meno fortunato da un punto di vista medico. Infatti, Don Carlo, una volta in Italia, contrae una forma seppur lieve di vaiolo, ma sufficiente a lasciargli indelebili sul volto i segni della malattia. La paura per la mortale epidemia caratterizzerà in futuro tutti gli eredi Borbone, alimentando nella dinastia, una vera e propria fobia per il vaiolo. Molti storici riconducono proprio a questa fobia, la passione per le metodologie “scaramantiche” adottate dai Reali partenopei.

Uomo di grande cultura libera e svincolata dagli insegnamenti canonici. Infatti, nel 1742, Ludovico di Monasterolo, ambasciatore sabaudo dice di lui:

«Il di lui talento è naturale, e non stato coltivato da maestri, sendo stato allevato all’uso di Spagna, ove i ministri non amano di vedere i loro sovrani intesi di molte cose, per poter indi più facilmente governare a loro talento».

La vita privata di S.M. Carlo di Borbone era caratterizzata oltremodo dalla passione per la pittura e la musica, senza però trascurare una significativa dose di attività fisica tradotta in lunghe ore di pesca e caccia. In tal proposito diceva di lui A.Dumas «Era un fiero cacciatore dinanzi a Dio, il Re Carlo, e noi avremo a narrar di lui alcuni aneddoti cinegetici che non mancheranno di qualche interesse»Sir Horace Mann, diplomatico britannico a Firenze, ci racconta del soggiorno di Carlo a Palazzo Pitti, ospite di Gian Gastone: «Si divertiva a tirar con arco e frecce gli arazzi che pendevano dalle pareti delle sue stanze, ed era diventato talmente abile in ciò, che era raro che non colpisse l’occhio a cui mirava». 

Un nobile dal carattere allegro, sveglio ed esuberante. Particolarmente devoto alla religione e rispettoso dell’autorità materna. Nel 1732, Carlo fa il suo ingresso trionfale in una Parma in festa per il suo arrivo, tanto che in suo onore fu inciso sul frontale di Palazzo Ducale: PARMA RESURGET (Parma risorgerà). 

L’amore materno di Carlo fu largamente contraccambiato quando sua madre, ignorando le direttive del patto SPAGNA-FRANCIA (primo patto della famiglia Borbone) in guerra contro AUSTRIA affiancata da casa SAVOIA, decise di estendere le proprie mire espansionistiche ai territori precedentemente sottratti agli iberici dal patto di UTRECHT , ovvero NAPOLI e SICILIA. Questa piccola premessa storico cronologica per giungere a quella che io definisco “La più bella lettera che una madre scrisse al figlio in tutta la storia della nostra penisola“. Nel 1734 la regina di Spagna scrive a Carlo, ormai maggiorenne, una lettera autografa contenente testuali parole:

(riferita alle DueSicilie)

«UNA VOLTA ELEVATE AL GRADO DI LIBERO REGNO, SARANNO TUE. VA DUNQUE E VINCI, LA PIU’ BELLA CORONA D’ITALIA TI ATTENDE»

Nel 1734 S.M. entra a Napoli in qualità di Re. Dalle cronache dell’epoca, Bartolomeo Intieri: «Sono accaduti fatti straordinari non succeduti ancora in molti secoli”. “Sua Maestà era bello. Il suo viso era come quello di S.Gennaro nella statua che lo rappresenta.” Le cronache storiche narrano ancora: “In onore di Sua Maestà, ed in via eccezionale, il giorno 14 maggio si è liquefatto il sangue del Santo Patrono. Il giovane Re, il lunedì successivo ha provveduto a donare personalmente alla Cappella del Tesoro un gioiello del valore di 6.000 ducati».

Ma le vicende storiche che raccontano le straordinarie opere economico imprenditoriali di Don Carlo, ho ritenuto giusto tenerle fuori da questo articolo che vuole essere esclusivamente un omaggio “sopra le righe” che va ad aggiungersi ai fiumi di libri e parole, che appunto ne elogiano la figura di RE IMPRENDITORE.

Il popolo napoletano mise da parte all’unanimità i possibili rancori derivati dall’improvvisa partenza di Carlo di Borbone per esigenze di successione al trono di Spagna, tuttavia non riuscendo a mascherare il dispiacere comune che aleggiava nella capitale. Ne parla in tal senso Pietro Coletta, repubblicano e generale Murattiano, che dipinge il rammarico dei napoletani all’interno della sua opera “STORIA DEL REAME DI NAPOLI DAL 1734 AL 1825″ descrivendoli come un «popolo triste per la perdita di un buon Re»

E’ piacevole leggere le critiche degli storici contemporanei relative alla figura di Carlo di Borbone. Michelangelo Schipa ad esempio ne elogia le qualità: «parsimonia, religiosità, equilibrio di spirito, puntualità, purezza di costume, amore per la magnificenza delle arti (…) Irreprensibile nelle sue qualità personali. Come sovrano amò i suoi popoli, ne cercò il bene…». Oppure Giuseppe Galasso il quale definisce il regno di Carlo di Borbone come «l’inizio dell’ora più bella della storia di Napoli».     

Giuseppe Di Stadio

bibliografia 

“Carlo e i Ferdinando e i Francesco” di Capezzuto Carlo ed. L’Editore delle 2Sicile

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