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Ferdinando2_primo_pianoForse non tutti lo ricordano ma 204 anni fa in un lontano 10 gennaio del 1810, nasceva a Palermo un bambino, un piccolo “napolitano” destinato a diventare re, re di Napoli e del Regno delle Due Sicilie. Ma in questo anniversario, il mio cuore è felice di ricordare e di parlare per una volta tanto, dell’uomo e non del re. Allora proviamo a chiederci per un attimo: “Ma chi era davvero Ferdinando nel suo privato?”

Ferdinando fu un uomo che portò nel proprio bagaglio di vita tutti gli elementi e i tratti distintivi propri caratteristici identificativi di noi napoletani. Prima di tutto Ferdinando era un grande tradizionalista. Legato visceralmente alla cultura ed alla tradizione meridionalista radicata profondamente nel proprio io ed in tutti gli aspetti del suo carattere. Basti pensare, ad esempio, che fu l’unico re di Napoli ad interloquire con tutti coloro che volevano avere rapporti verbali con lui, soprattutto in napoletano. Va immediatamente smentita la corrente di pensiero che vuole Ferdinando come un ignorante poco istruito linguisticamente. In lui c’era puro divertimento ed autoironia nell’ascoltare il popolo e soprattutto la propria corte parlare nel dialetto foneticamente più bello e diffuso dello stivale. Amava talmente tanto il proprio dialetto e la musicalità del verbo napoletano, tanto da istituire un simil-decreto regio riservato alla propria corte che obbligava, in un certo senso, l’uso del napoletano, all’interno delle strutture private e pubbliche in sua presenza. Eppur sappiamo benissimo che il suo italiano era a dir poco perfetto, per non parlare del francese, dell’inglese, del russo, del tedesco e del siciliano. La sua fu una vera e propria scelta volontaria di vita.

Solo vivendo come suddito popolano, si può essere un buon re per la propria gente. Ma la peculiarità linguistica fu solo uno dei numerosi aspetti “sopra le righe” di Ferdinando. Lui parlava, pensava, cantava e soprattutto mangiava da vero napoletano, e quest’ultimo aspetto è ancora oggi sotto gli occhi di tutti. Solo un vero napoletano può sentire davvero propria la terra sulla quale vive. Fu proprio da queste scelte di vita che presero corpo trovando applicazione pratica, le manovre economiche che tutti conosciamo, come ad esempio l’abolizione del tasso di interesse sulle somme monetarie prestate alla classe contadina e operaia, oppure l’abbattimento delle tasse sull’esportazione dei prodotti territoriali duo siciliani verso le terre extra-domini ed oltre i confini geografici dello stivale.

Fu un uomo che visse e morì come un napoletano, un uomo che aveva un carattere da napoletano, e che addirittura fece un gran numero di figli, proprio come avrebbe fatto un napoletano di origine controllata. Le sue scelte politiche, economiche e culturali furono tutte esclusivamente mirate alla salvaguardia ed al progresso del territorio napoletano e della nazione meridionale tutta. Ahimè forse proprio questo aspetto troppo democratico ha sminuito la sua figura istituzionale agli occhi degli storici internazionali, ma di certo non agli occhi dei suoi sudditi meridionali. Il ricordo che ancora oggi è radicato in ogni vero napoletano, è l’amore vero, con la “A” maiuscola, che Ferdinando provava in modo incondizionato per il suo popolo e soprattutto per quella classe che economicamente muoveva tutto il meridione, le genti contadine.

L’uomo Ferdinando era oltremodo un grande viaggiatore. In tutte le tappe estere dei suoi viaggi, amava fermarsi in tutti i musei, le biblioteche e le pubbliche librerie lungo il suo cammino. Questo per riuscire a “rubare” tutto ciò che di buono e di nuovo c’era in ambito tecnologico, medico, economico e culturale, per innestarlo poi nel Regno, riadattandolo in ogni occasione ai bisogni ed alle esigenze dei suoi sudditi. Oltre alle tappe estere, Ferdinando amava soprattutto “toccare con mano” e valutare di persona la salute del Regno. Per questo motivo era frequente la sua presenza fisica dai “lidi Adriatici” alle “terre del lavoro” casertane, dalla Basilicata alla Calabria e alla Sicilia, sua terra Natale. Mi piace ricordare, parlando dei suoi viaggi, uno degli ultimi della sua vita, fatto in Puglia con tutta la famiglia. In questo viaggio trapela, da buon napoletano, la forte componente religiosa e la stabilità della figura familiare. Infatti, Ferdinando preparò di proprio pugno un itinerario che toccò tutti i maggiori santuari delle terre del basso adriatico per porre sotto la protezione di Dio e della Madonna, i suoi tre figli grandi, Francesco (erede al trono), Luigi ed Alfonso.

Ma nonostante ciò Ferdinando è tutt’oggi uno dei personaggi più calunniati della storia del meridione. Ma si sa, chi più fa, chi maggiormente opera il bene, maggiormente è malvisto dai centri di potere esterni al Regno. In questo articolo ho volontariamente messo da parte i vari punti critici e le opere pubbliche di Ferdinando II, perché quei punti appartengono al re e non all’uomo. a non provo timore o vergogna nell’affermare che un uomo del genere potrei tranquillamente chiamarlo ad alta voce, non una ma mille volte, RE.

Auguri Ferdinà.

Giuseppe Di Stadio

http://www.youtube.com/watch?v=mI_RHty4Tg8

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