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Ci sono molti luoghi da visitare in Abruzzo, uno di questi è sicuramente Faraone Antico: vecchio paese, frazione di Sant’Egidio la Vibrata (TE). Si tratta di un borgo medievale, abbandonato dopo il terremoto scatenatosi nel settembre del 1950, che si è progressivamente trasformato in paese fantasma: un peccato, poiché all’interno vi abbiamo scoperto bellezze che andrebbero salvaguardate come patrimonio culturale regionale. Ma lasciate che vi accompagni nel viaggio da noi intrapreso, nella mattina di sabato 19 ottobre 2013.

Il team, che ha eseguito il sopralluogo sul sito, contava 4 persone: un egittologo, un fotografo, un appassionato storico ed un cronista. La squadra equipaggiata di tutto punto, è stata guidata da Giuseppe di Stadio, egittologo  rodato esperto in escursionismo ed archeologia, il quale ha condotto già diversi successi nell’ambito della ricerca storica.

L’arrivo sul sito è avvenuto esattamente alle 9:30 di mattina.

3 (2)In foto, l’avanzata del team in direzione dell’arco principale (Foto Giulio Laureati)

Il luogo, nel momento dell’arrivo, si presenta in maniera molto suggestiva. Come è possibile vedere, la via che conduce all’arco d’entrata principale del paese è costeggiata da una fitta vegetazione, divisa da una nuda strada brecciata, unico ingresso e via di comunicazione originale dell’antico paese. In passato vi era al posto dell’asfalto un lungo ponte levatoio che veniva issato sull’enorme fossato che costeggiava la cinta muraria. Si noti inoltre l’elegante muro merlato che adorna l’ingresso.

4Foto che ritrae il particolare dell’arco d’ingresso. Un bassorilievo raffigurante una Madonna con Bambino cui San Giovannino porge il paese di Faraone. (Foto di Giuseppe Di Stadio)

Nell’avvicinarci alla cinta muraria è stato possibile notare i dettagli che adornano l’entrata a Faraone  Il più significativo tuttavia è sicuramente l’incisione che riporta la data di costruzione del muro perimetrale, risalente al 1° luglio del 1467.

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In foto è possibile notare il filtraggio dell’incisione, riportante chiaramente la data +1467+01 7*. – Foto e filtraggi di Giuseppe di Stadio.

Superato l’arco d’entrata,  si giunge quella che una volta doveva essere la piazza d’ingresso principale: un ampio spazio dove sorge la chiesa del paese. La chiesa in questione è stata sigillata, (le porte sono state saldate per evitare ad esterni di entrare) con nostro grande dispiacere, non consentendoci l’accesso. Tuttavia la bellezza della struttura, ma sopratutto l’epigrafe latina sopra il portone, possono essere segno della sua costruzione probabilmente anteriore a quella delle  mura.

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Dopo essersi preparati (indossando i dovuti strumenti di protezione) ed aver constato l’impossibilità di esplorare la chiesa, il team si è inoltrato fra le case in rovina del borgo, seguendo i resti delle antiche strade ormai invase dalle macerie e dalla vegetazione. Le case cittadine, pesantemente danneggiate, hanno costretto

la squadra ad una attenta valutazione: numerose stanze non erano più accessibili per via dell’instabilità dei pavimenti cedevoli, o per via dei crolli che hanno fatto scomparire le scale che conducevano ai piani superiori.

Le attenzioni del gruppo si sono focalizzate soprattutto nell’analisi dei reperti (sia nuovi che vecchi) trovati all’interno degli abitati. Com’è prevedibile, un paese abbandonato attira gli emarginati e i derelitti della società. Fortunatamente non è avvenuto alcun tipo d’incontro spiacevole, anche se le tracce di presenza umana all’interno delle abitazioni erano palesi (sono stati ritrovati indumenti quali: pantaloni, maglie, giacconi oltre a numerosi resti fra cui pasti più o meno consumati). Oltre a ciò il vandalismo operato da persone altamente incivili era riscontrabile ogni dove: scritte volgari, messaggi anarchici e segni scasso.

azione originale dell’antico paese. In passato vi era al posto dell’asfalto un lungo ponte levatoio che veniva issato sull’enorme fossato che costeggiava la cinta

muraria. Si noti inoltre l’elegante muro merlato che adorna l’ingresso.

I luoghi esplorati hanno rivelato tesori insperati, come ad esempio il recupero di documenti contabili dell’epoca, all’interno di un’abitazione.

 6 (2)In foto – Recupero dei documenti contabili da parte di Giuseppe di Stadio –Foto di Giulio Laureati.

Tali documenti sono attualmente sotto analisi per un’eventuale restituzione ai legittimi proprietari o in caso, alle forze dell’ordine.

La più grande scoperta dell’escursione è stata, quella che crediamo essere, la casa padronale. Dopo un lungo vagare siamo giunti in una casa imponente, molto diversa dalle altre. Gli interni, oltre ad essere molto più spaziosi, erano stati dipinti interamente a mano, eseguendo un lavoro magistrale sia sulle pareti che sul soffitto. Tuttavia era il piano superiore, anche qui inaccessibile per i crolli, a racchiudere il vero fiore all’occhiello della spedizione. Il cedimento del pavimento del primo piano aveva formato sul muro sottostante una sorta di scaletta che consentiva l’accesso, con le dovute precauzioni, al piano soprastante.

Dopo un’attenta valutazione del rischio il caposquadra Giuseppe di Stadio e Alessandro Vittori (cronista nonché sottoscritto) hanno preso il coraggio a due mani e si sono inerpicati su l’instabile scaletta di mattoni.

1 (2)Giuseppe di Stadio e Alessandro Vittori valutano le condizioni della scalata (Foto Giulio Laureati)

Anche qui l’audacia è stata ripagata: al piano superiore (composto da 3 locali abitabili interamente decorati da affreschi murari su tutte le pareti) sono stati rinvenuti ben 4 dipinti a parete che adornavano l’apice delle porte (alcuni danneggiati al punto da non poter rinvenire altro se non macerie). Il più significativo ed integro dei quattro è sicuramente quello che rappresenta un porto (probabilmente quello della città di San Benedetto del Tronto).

Faraone1In foto Giuseppe di Stadio nel momento del ritrovamento del ritrovamento del dipinto a parete (Foto Alessandro Vittori)

2 (2)In foto il caposquadra Giuseppe di Stadio durante la scalata verso il piano superiore (Foto Giulio Laureati)

L’escursione ha avuto pieno successo: sia per la serietà con la quale è stata condotta dal caposquadra, sia per l’impegno con i quali i membri del team hanno lavorato. Un ringraziamento speciale va a Luca Salvatore che ha vigilato sull’operato, sia al fotografo Giulio Laureati al quale si devono i bellissimi scatti.

 Un ultimo pensiero prima di salutarci

Si prova una sensazione strana nell’entrare nella casa che una volta era abitata da qualcuno, qualcuno che ha vissuto li molto prima di noi e che ha lasciato li alcuni dei propri effetti personali.. E’ come conoscere una piccola realtà di quella persona che non incontreremo ne conosceremo mai, come fare propria un piccolo pezzo di ciò che è stata la sua vita.

Come i nostri occhi, si sono fermati ad ammirare la bellezza del quadro rinvenuto all’interno della casa padronale, così altri occhi, prima dei nostri, avranno provato le stesse emozioni. Ed in questo credo vi sia in qualche modo conforto; poiché il lavoro fatto da un’artista, che probabilmente ormai non c’è più, ha saputo meravigliare ancora una volta, strappando un sorriso e lasciando in noi  un bellissimo ricordo. 

 Alessandro Vittori

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