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Dal 22 giugno 2013 riapre al pubblico la Cripta delle Mummie presso la Chiesa di Maria SS. Assunta a Monsampolo. Per coloro che non conoscono ancora la particolarità di queste mummie, facciamo una panoramica introduttiva dell’argomento.

Che la regione delle Marche sia oggi terra di grandi stilisti ed aziende tessili è cosa ben nota a tutti…ma è sempre stato così? Di certo dal 2003 abbiamo la possibilità di ricostruire l’abbigliamento popolano Seicentesco/Ottocentesco dei cittadini marchigiani, grazie allo straordinario ritrovamento delle famose “Mummie di Monsampolo”. Gli scavi, risalenti al luglio del 2003 appunto, hanno oggi portato alla luce resti ossei e tessili appartenenti a circa una ventina di corpi mummificati, prevalentemente di sesso femminile.

L’inaspettato ritrovamento dei corpi disposti in maniera del tutto casuale, rappresenta un’eccezione particolare in quanto le mummie risultano tutte vestite. Sugli abiti in lino, canapa e forse anche ibisco e ginestra sono ricchi di  motivi decorativi come i merletti a fusello, a testimonianza dell’artigianato tessile e del raffinato gusto estetico che caratterizzava il territorio già nei secoli scorsi.

I corpi sono stati rinvenuti presso la Cripta della Chiesa di Maria SS. Assunta, sede della confraternita più antica che la storia di Monsampolo ricordi…la Confraternita della Buona Morte. Funzione principale della confraternita era quella di portare alla sepoltura tutti i defunti sia del paese che quelli residenti nelle campagne vicine, accompagnandoli liturgicamente e suffragandoli con il Santo Uffizio della Messa.

Il tipo di mummificazione accorsa nel caso delle mummie in questione, viene definita scientificamente Mummificazione Spontanea, ovvero il processo di conservazione naturale dei corpi dopo il decesso, nel quale intervengono esclusivamente eventi del tutto naturali, o in tutti i casi dove vi è l’assenza completa dell’intervento umano. Questo tipo di mummificazione è riscontrabile su tutti i cadaveri presenti oggi nella Cripta del Museo eccezion fatta per un singolo corpo nel quale è palesemente evidente l’intervento umano nel processo di conservazione.

Per quanto riguarda i livelli del ph riferibili ai luoghi delle sepolture, la cripta della chiesa e le rispettive fosse granarie sono state ricavate direttamente nella pietra calcarea, a ph basico, lo stesso dunque di quello naturalmente riscontrabile nelle fibre vegetali. Sono queste condizioni che hanno favorito l’ottima conservazione dei manufatti tessili, realizzati con tali fibre. Soltanto appunto una delle mummie indossava probabilmente abiti di seta, dei quali ovviamente, viste le premesse sulle condizioni microclimatiche, non è rimasta traccia alcuna. Il corpo, probabilmente appartenente ad un alto prelato o un nobile, è stato rinvenuto privo di vesti ed è evidente la condizione di mummificazione artificiale alla qual è stato sottoposto in seguito al decesso.

Il quadro che si prospetta è unico al mondo, per quanto riguarda la compresenza di così tanti elementi di questo periodo e di questo luogo geografico: la corretta datazione restituirà un’immagine completa del contesto storico, sociale ed economico. La nascita, la morte, il lavoro, la prole, i matrimoni, le vedovanze; varie classi sociali con i rispettivi abiti e le loro decorazioni, ora sontuose ora semplici, in uno spaccato completo della società del tempo.

GIUSEPPE DI STADIO

fonte “Relazione ufficiale della Dott.ssa Giovanna Mascaretti, diagnosta del restauro.”

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