Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Papa Francesco

“Annuntio vobis gaudium magnum: abemus Papam! Eminentissimum ac reverendissimum dominum, dominum Georgius Marius, Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem Bergoglio, qui sibi nomen imposuit Francescus”

E fu così che il Papa Nero salì sul trono del Vaticano. Dalle ore 19:00 (circa) del giorno 13.03.13 l’ormai ex Cardinal Bergoglio lascia la veste viola per indossare i colori bianchi che da tempo accompagnano la vita terrena pubblica del pontefice di Roma. La speranza che la comunità mondiale dei fedeli pone nel neo eletto è pari solamente alle aspettative che gravano sul suo futuro e immediato percorso in qualità di “Sua Santità”. Determinato, lineare, comunicativo e diretto. Questo è il parere generale che a distanza di poche ore dalla sua elezione, regna e dilaga tra i fedeli. Belle parole, nobili attributi e grandi onori rappresentano questi per Papa Mario. Ma la storia ci insegna che assimilare gli eventi con moderazione e con i giusti tempi è la sola cosa “buona e giusta”. Correre ed affrettarsi in giudizi mossi prevalentemente dalla speranza di una svolta epocale nell’azienda Chiesa, non rappresenta affatto un bene per la collettività.

Certo, la fiducia è doveroso concederla al neo eletto, e sono il primo a confessare di riporre personalmente una certa speranza in Papa Francesco, ma saranno i fatti a farci gioire ed esultare nelle piazze, non certo un po di inquinamento ambientale e il rintocco di 4 campane.

Apro e chiudo una piccolissima parentesi sulla tanto famigerata profezia dell’antico Vescovo Malachia. Per intenderci, la premonizione che annunciava la fine della Chiesa dopo le dimissioni di una Papa, la sua salita al monte e le successive elezioni di un Papa Nero (sunto estremo della profezia)… Molto di voi sentenziano già che l’ultimo degli elemnti profetizzati, ovvero l’avvento del Papa Nero non c’è stato e quindi la profezia risulta infondata….SIAMO SICURI?

Papa Francesco, alias Mario Bergoglio, è un noto esponente dell’odine dei Gesuiti (storicamente detta Compagnia di Gesù). La massima autorità dei Gesuiti è il preposito generale, storicamente detto PAPA NERO, in riferimento agli abiti cerimoniali indossati durante la sua elezione. Con ciò non avvaloro in modo assoluto la teoria di Malachia, ma invito tutti ad una personale riflessione.

La fretta di sentenziare teorie, come detto in precedenza, spesso ci porta a commettere errori di superficialità. Ad esempio, la scelta del nome Francesco. Credo che la maggior parte di voi abbia attribuito questo appellativo all’omonimo Francesco D’Assisi, a mio avviso uno dei pochi uomini degni dell’appellativo di SANTO. Non escludiamo questa ipotesi, ma è giusto anche sapere una cosa. Il primo santo Gesuita della chiesa cristiana fu eletto nel 1622 da Papa Gregorio XV e rispondeva al nome di Francesco Saverio. Altro spunto di riflessione per voi tutti.

Come sempre, il mio fine ultimo, è quello di dare la possibilità a tutti di potersi fare liberamente un parere personale sui fatti storici che abbiamo vissuto nel nostro passato e a quelli che oggi disegnano il nostro presente.

Consiglio la lettura de “L’isola del Silenzio” scritto Horacio Verbitsky.

Premesso che a mio avviso, la verità sta spesso nel mezzo, riassumiamo velocemente i contenuti del libro che più ci riguardano in questo momento storico.

Racconta Verbitsky che nei primi anni Settanta, Bergoglio divenne il più giovane Superiore provinciale della Compagnia di Gesù in Argentina. Entrando a capo della congregazione, ereditò molta influenza e molto potere, dato che in quel periodo l’istituzione religiosa ricopriva un ruolo determinante in tutte le comunità ecclesiastiche di base, attive nelle baraccopoli di Buenos Aires. Tutti i gesuiti che operavano nell’area erano sotto le sue dipendenze. Fu così che nel febbraio del ’76, un mese prima del golpe, Bergoglio chiese a due dei gesuiti impegnati nelle comunità di abbandonare il loro lavoro nelle baraccopoli e di andarsene. Erano Orlando Yorio e Francisco Jalics, che non se la sentirono di abbandonare tutta quella gente povera che faceva affidamento su di loro.

Verbitsky ha racconta nel suo libro che Bergoglio escluse i due dalla Compagnia di Gesù, poi fece pressioni all’allora arcivescovo di Buenos Aires per toglier loro l’autorizzazione a dir messa. Pochi giorni dopo il golpe, i due furono rapiti. Secondo quanto sostenuto dai due sacerdoti, quella revoca fu il segnale per i militari, il via libera ad agire: la protezione della Chiesa era ormai venuta meno. E la colpa fu proprio di Bergoglio, accusato di aver segnalato i due padri alla dittatura come sovversivi. Con l’accezione “sovversivo”, nell’Argentina di quegli anni, venivano qualificate persone di ogni ordine e grado: dai professori universitari simpatizzanti del peronismo a chi cantava canzoni di protesta, dalle donne che osavano indossare le minigonne a chi viaggiava armato fino ai denti, fino ad arrivare a chi era impegnato nel sociale ed educava la gente umile a prendere coscienza di diritti e libertà. Dopo sei mesi di sevizie nella famigerata Scuola di meccanica della marina (Esma), i due religiosi furono rilasciati, grazie alle pressioni del Vaticano.

Alle accuse dei padri gesuiti di averli traditi e denunciati, il cardinal Bergoglio si è sempre difeso spiegando che la richiesta di lasciare la baraccopoli era un modo per metterli in guardia di fronte a un imminente pericolo. Un botta e risposta che è andato avanti per anni e che Verbitsky ha sempre riportato fedelmente, fiutando che la verità fosse nel mezzo. Poi la luce: dagli archivi del ministero degli Esteri sono emersi documenti sono sembrati una conferma della versione dei due sacerdoti: nel 1979 padre Francisco Jalics si era rifugiato in Germania, da dove chiese il rinnovo del passaporto per evitare di rimetter piede nell’Argentina delle torture. Bergoglio si offrì di fare da intermediario, fingendo di perorare la causa del padre: invece l’istanza fu respinta. Nella nota apposta sulla documentazione dal direttore dell’Ufficio del culto cattolico, allora organismo del ministero degli Esteri, c’era scritto: “Questo prete è un sovversivo. Ha avuto problemi con i suoi superiori ed è stato detenuto nell’Esma”. Nel documento di diceva che la fonte di queste informazioni era proprio Bergoglio, che si raccomandava che non si desse corso all’istanza.

È il documento classificato Direzione del culto, raccoglitore 9, schedario B2B, Arcivescovado di Buenos Aires, documento 9.

Bergoglio però riconosce il suo errore e i suoi “crimini”, se così possiamo definirli, e negli anni ’90 impone le vesti di remissione a tutto il clero Argentino per l’accaduto. Una persona che riconosce i propri errori e ne chiede il perdono con fatti concreti e non solo parole, potrebbe essere ciò di cui ha oggi bisogno la Chiesa? Nessuno su questa terra è santo, neanche il Papa della chiesa di Roma, ma un uomo vero non è un uomo che non cade mai, ma è colui che dopo esser caduto trova il modo e la forza di rialzarsi.

Buona lotta Francesco.

Giuseppe Di Stadio

fonte Web

Annunci