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” Vieni, famoso Ulisse, eroe dei greci,  ferma la nave, così potrai ascoltarci.  Nessuno è mai passato di qui senza  fermarsi ad ascoltare il dolce suono del nostro canto,  chi si è fermato se ne è andato dopo avere provato piacere  e acquisito più conoscenza.”

Mai l’antica mitologia ha conosciuto un essere tanto attraente quanto fatale.

La sirena, vessillo che inneggia all’umana fragilità a cospetto della bellezza terrena. Le chiavi simboliche racchiuse nella figura di una sirena sono molteplici. Si dice che uno sguardo, un gesto, il segreto racchiuso nella malinconia eterna del mare, possono stregare ed ammaliare qualsiasi uomo sulla terra. Ma una donna? Anche una donna può al contempo esser rapita dall’armonia e dalla perfezione di un qualcosa di misterioso. Forse è proprio il velo del mistero che spesso dona quella marcia in più, fascino indiscusso di una bellezza destinata a vagare solitaria nei secoli nelle più oscure profondità marine. I meno sentimentalisti potrebbero notare quanto però, le culture antiche, avessero chiare tendenze maschiliste, evidenziando il fatto che il fascino delle sirene mieta vittime solo tra i “maschi”. Ma questo aimè trova smentita nel fatto che, leggenda narra, le sirene fossero dotate, sopra le altre cose, di una soave voce. Il canto appunto. Vogliamo parlare del canto di una sirena? Lo stesso Omero, impersonificato nel suo figlio letterario Odisseo (Ulisse per gli amici), depone le armi al sol sentire il canto delle due figlie del mare. Nell’Odissea si narra per l’appunto di due splendidi esemplari antropomorfi dalle fattezze femminili, capaci col sol cantare, di trascinare con esse chiunque avesse udito la loro voce, nelle più remote profondità marine, senza che quest’ultimo opponesse alcun tipo di resistenza. Purtroppo per loro, almeno nell’opera omerica, il fallimentare tentativo finì con la ritirata nel mare delle sirene e la conseguente trasformazione delle stesse in scogli. Ma il mondo antico ha conosciuto ben oltre due sole sirene…tanto per citarne qualcuna ricordiamo Aglaophone (o Aglape), Partenòpe, Leucosia, Lìgeia o Molpè. E poi ancora con Eschilo (525-456 a.C.) ricordiamo Pisinoe, Raidne, Teles, Telesepeia e Telsiope. Per completezza di informazione però va affermato che in qualche caso, nel passato, pur sempre nella cultura della Grecia Classica, qualcuno non ha usato tanta grazia e cavalleria nel descrivere il peronaggio mitologico in questione. Possiamo leggere addirittura di Sirene con ali, spesso addirittura mostruose creature solo dal volto femminile, da non confondere però con le ugualmente celebri arpie. Addirittura qualcuno ha azzardato anche a negar loro il dono della splendida ed ammaliante voce. Questo ad esempio è il caso di Euripide (484-406 a.C.) che le colloca poco galantemente nell’Ade con Persefone.

Ma in che modo nasce una sirena…o per meglio dire in che modo è nata la prima sirena?

In oriente cercano ancora una logica risposta, e intanto avvalorano la tesi che questo fantastico animale fu donato da un giapponese che approdò alla corte inglese, al Principe Arthur in persona… animale che in futuro sarebbe divenuto la famosa sirena di Seijiro Arisuye. Altra teoria vuole che le sirene invece, fossero figlie di una musa (ancora oggi a contendersi la maternità della prima sirena troviamo Tersicore, Calliope o Melpomene) e del fiume Acheloo, in Tessaglia. Acheloo, che è un dio-fiume dall’aspetto mostruoso, si vede un bel giorno staccare un corno da Ercole; l’eroe è sempre in giro a cercare mostri e amenità varie da prendere a pugni, ma questa volta sortisce un effetto indesiderato: dal corno del dio escono dodici gocce, che diventano donne bellissime. Da tutto questo la dicitura maiscola del nome, quando si intende le nostre bellezze d’origine divina come le Sirene della mitologia. Anche se dal Medioevo in poi la sirena viene ricordata nelle sue più comuni fattezze estetiche, l’autore de il “Liber Mostrorum”, un certo Sig. Norman Douglas (1858 — 1952), trova radici nordiche delle sirene che si perdono nella notte dei tempi che si perdono nella notte dei tempi; tutte finite sotto il nome di Sirene con l’avvento della Cristianità, naturalmente. Col Rinascimento, piano piano, le Sirene iniziano a perdere la loro iniziale connotazione malvagia, diventando in qualche caso creature buone che salvano gli uomini dalle insidie del mare. Dallo Chateau de Commarin, in FranciaSono in grado di cambiare aspetto quando escono dall’acqua e possono avere denti aguzzi, per rompere conchiglie e scaglie degli animali marini di cui si nutrono. Inutile dire che la parte superiore del corpo è quasi sempre nuda. Vengono associati alle Sirene i Tritoni. Tritone, nella mitologia classica, era uno dei tanti figli di Poseidone. Aveva la metà superiore del corpo umana, e la coda di un pesce. Secondo un altro mito, i Tritoni erano gli amanti delle Nereidi e trainavano il cocchio del Dio del Mare. C’è chi ha visto nelle Sirene l’allegoria del desiderio sessuale che coglie i marinai durante i lunghi mesi di navigazione. Le polene delle navi a vela, prima dell’avvento dei motori,  raffiguravano quasi sempre una sirena o un tritone. Un po’ per ingraziarsi gli spiriti del mare, un po’ perché sembra potesse portare fortuna. Ma la presenza delle sirene travalica i confini della mitologia classica per entrare prepotentemente nella più recente (rispetto al periodo classico) storia di molte città. Sorvolando Copenaghen ci è d’obbligo fare una sosta nella nostra meravigliosa Italia. Premetto che l’argomento merita un approfondimento esclusivo, dedicato ed approfondito, ci basta ricordare che lo stesso capoluogo campano, riflette nelle proprie acque natali la bellissima Sirena Partenope. Il mito di Partenope nasce dagli antichi Rodii. Pare che la sirena, considerata dagli antichi “la più bella del Golfo”, sia morta nel luogo, ed imparticolare sullo stesso scoglio dove oggi sorge il noto Castel dell’Ovo, medesimo luogo di sepoltura di una dei patroni di Napoli, Santa Patrizia. Le leggende narrano di varie conclusioni in merito. C’è chi dice che sia morta dal dolore dopo il rifiuto di Ulisse, chi invece narra della straziante agonia dovuta alla delusione anche stavolta amorosa nei confronti di un giovane amante greco fuggito lontano in terre sconosciute. Da fonti leggendarie e definibili antropologiche, sembra che proprio da queste due figure nasca la città di Napoli. Gli studi numismatici e archeologici hanno dimostrato una fondazione tra il IX-VIII secolo a.C., dapprima sull’isola di Megaride e poi sul monte Echia. Ma Partenope, pur essendo la “più bella del Golfo” non era la sola…Leucosia, sorella di Partenope secondo alcune tradizioni poplari, avrebbe, con la sua morte dato il nome a Punta Licosa, meravigliosa location tricolore. Insomma, qualunque sia stato il viaggio, alla fine la bellezza femminile ha trovato dimora in Italia.

A questo punto credo sia arrivato il momento di approfondire l’aspetto che più potrebbe interessarci da vicino, ovvero…DOVE SONO FINITE LE ALTRE SIRENE?

Ottobre 2006, Venezuela, sulle spiagge di Los Olivitos, sul lago di Maracaibo, un gruppo di pescatori rinviene un corpo senza vita di circa 1.70cm di lunghezza. Esteticamente riconducibile ad una prima analisi visiva ad un soggetto di sesso maschile, in quanto si nota palesemente l’assenza completa delle ghiandole mammarie sul petto. Il corpo è tutt’oggi sottoposto a studi da parte delle autorità locali. Le seguenti immagini sono state scattate da un adetto alla manutenzione degli impianti prima dell’arrivo delle forze dell’ordine.

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2012, Sozopol, Bulgaria. Molti giornali inneggiano al ritrovamento di uno scheletro di una sirena. Dalla foto si nota come il suo scopritore, tale Sig. Dimitrov, posi fiero al cospetto del corpo scheletrico, praticamente intatto, comprensivo di pinna caudale e coda gigantesca, che identifica immediatamente nell’immaginario collettivo la classica figura della sirena….Molti hanno creduto all’evento epico…sfortuna però per loro il caso ha voluto che la Worth1000, un sito di grafica pubblicitaria, abbia rivendicato la paternità dell’iniziativa dichiarando che la foto fosse stata scattata e ritoccata numerose volte per la partecipazione all’evento artistico “Archeological Abnormalities”. Di seguito la foto in questione:

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Noi nostalgici sentimentalisti, figli di una terra ricca di miti e leggende, portatori di storie colme di affascinante mistero restiamo sempre fiduciosi che un domani ci sia possibile ammirare e contemplare i resti REALI di un personaggio fantastico e straordinario come la Sirena, ma aimè per adesso non ci resta altro da fare che etichettare ciò che abbiamo analizzato fino ad oggi come BUFALA MARINA.

Giuseppe Di Stadio

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