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No, tranquilli, non siamo impazziti. “E’ stato come trovare un’ipod nell’Antica Roma” proprio con queste parole il paleoantropologo John Shea di New York, Stony Brook University, commenta il ritrovamento di rudimentali armi da caccia e da difesa in South Africa, risalenti, a quanto afferma la datazione al radiocarbonio, a circa mezzo milione di anni fa.

Molto spesso ci imbattiamo in ritrovamenti di utensili risalenti all’epoca preistorica, ma qualche volta siamo costretti a porci qualche quesito dopo averli attentamente analizzati. Gli studi sono stati effettuati nello specifico sulle due punte di pietra, affilate e minuziosamente incise, rinvenute nel 1980 in un sito deserto del Kalahari chiamato Kathu Pan 1, anticamente abitato da Homo heidelbergensis. Se la datazione riscontrata corrisponde realmente alla vera età degli oggetti, dovremmo inevitabilemnte riscrivere un pezzo fondamentale della storia evolutiva dell’uomo. In pratica i nostri antenati avrebbero APPRESO l’arte della lancia con la punta in pietra già mezzo milione di anni fa, circa 250.000 anni prima di quanto si pensasse in precedenza.

E’ ben noto che l’ Homo heidelbergensis avesse la capacità di riprodurre ed utilizzare strumenti bellici che implicano una comunque basilare elaborazione tecnica. Quindi sappiamo benissimo che un minimo di praticità e manualità abbia caratterizzato le comuni doti dell’ Homo heidelbergensis. Ma fino ad ora era assolutamente impensabile che avesse il Know-how per praticare la tecnica dell’ hafting, ovvero fissare ad una lama un’impugnatura idonea allo scopo per il quale utilizzare la lama stessa. Per mettere in pratica questa tecnica, l’ominide aveva necessariamente bisogno di un’impugnatura intagliata nel legno, di una lama di pietra levigata, di corde per unire lama e manico, in alternativa alle corde avrebbe comunque potuto eventualmente usare tendini animali, ma soprattutto di colla a base di resina estratta dagli alberi. Premettendo che già l’uso della colla implica un’elevata padronanza del fuoco per sciogliere la resina, dopodichè assemblare saldamente la robusta lancia in modo da evitarne la rottura durante la caccia. Considerato che la preda più ambita era il Bufalo, è possibile immaginare quanto robusta dovesse essere l’arma utilizzata per ammazzare la preda in un sol colpo frontale alla nuca dell’animale…pena per la rottura dell’arma era la vita del cacciatore. Ovviamente l’uso della lancia garantiva dei colpi molto più affidabili e una penetrazione nella carne dell’animale maggiore rispetto agli altri utensili bellici in dotazione all’ Homo heidelbergensis. Inoltre, secondo Shea Stony Brook, l’attuazione dell’hafting, implicava necessariamente un dialogo verbale tra gli ominidi impegnati nella realizzazione dello strumento. Citando testualmente il paleoantropologo “E probabilmente non sarebbe qualcosa che potrebbe essere insegnata per imitazione. Si tratta di una tecnologia che è così complessa che assolutamente, richiede positivamente una lingua.”

Ma in che modo è stato possibile avere la certezza che i reperti rinvenuti fossero appartenuti proprio ad uno strumento di caccia come la lancia, e non ad esempio ad attrezzi impiegati nel taglio o nella raschiatura?

E’ stata effettuata una copia del più “recente” Pan Kathu, trovato conficcato nel fiaco di un’antilope, e dalle successive analisi al computer sono emerse le evidenti similitudini, sia prettamente balistiche che relative alla composizione delle due armi.

A questo punto la domanda è semplice conseguenza della riflessione, e genera un mistero di non poco conto. Se sono davvero vecchi di mezzo milione di anni, perché non le abbiamo trovate successivamente in altri siti? “Il divario-tra 500.000 e 250.000 anni fa, è riccamente rappresentato dall’archeologia”, afferma Shea. “Ma non abbiamo trovato punte di lancia in pietra. Perché no?” “E ‘possibile”, continua Shea, “che la tecnologia sia stata semplicemente persa, solo per essere reinventata di nuovo migliaia di anni più tardi. Ma “io non credo che sia probabile che questo sia qualcosa che la gente abbia inventato e poi abbandonato”

Ma se l’ Homo heidelbergensis avesse già tra le sue capacità l’utilizzo della colla, come mai non sono stati rivenuti manufatti più complessi nei siti adiacenti o comunque nel continente Africano. A questo quesito il ricercatore non riesce ancora oggi a dare una risposta. Attualmente le ricerche sono ancora in corso, soprattutto perchè gli studiosi nutrono la speranza di trovare ulteriori oggetti simili da poter comparare alle punte di lancia ritrovate. In caso contrario, questa scoperta, non farebbe altro che accrescere il già ricco numero di “invenzioni” anacronistiche che riemergono spesso dai siti archeologici di tutto il mondo. Imvenzioni apparentemente senza una reale utilità storica in base alla loro datazione. Scoperte che sembrerebbero essere esclusivamente “ESEMPI DIDATTICI”, per istruire una civiltà sul modus operandi di realizzazione. E se così fosse, chi furono i “tutor” di tali insegnamenti? I soliti esponenti dell’antica Civiltà Madre? Nessuno può dirlo ancora, ma col passare del tempo, l’uomo ha sempre più elementi che ipotizzano l’avvenuta collaboraione tra questi esserei straordinari e i nostri antichissimi antenati preistorici.

Giuseppe Di Stadio

fonte: Science

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