In quei giorni, gli eserciti dei grandi imperi medievali minacciavano le montagne ad est del villaggio. Gli anziani, preoccupati per l’imminente scontro con gli invasori, premevano con il capotribù (Hogon) affinché il popolo si muovesse verso sud, abbandonando le terre che da secoli erano state la culla della loro civiltà. Era l’anno 1.000 d.C. quando i Dogon, fiorente comunità agricola di villaggi federati, ma al tempo stesso autonomi nella loro gestione interna, emigrava verso Timbuctu nel Mali, raggiungendo i confini dell’attuale Burkina Faso.

L’Hogon aveva l’arduo compito di tramandare ai giovani Dogon le tradizioni, gli usi e i costumi della loro civiltà. E’ proprio grazie a questi insegnamenti che è possibile oggi riscontrare, nel popolo del Mali, le conoscenze e numerosi elementi culturali appartenenti alle antiche istituzioni matriarcali dei capostipiti. Il fulcro principale della divinazione Dogon, è sicuramente il culto dell’agricoltura e degli elementi legati alla terra. Tale legame conla MadreTerra, sembra essere una sorta di eterno ringraziamento a Lilith per i favori concessi agli antenati mitizzati.

Va comunque precisato che i Dogon, vantano nelle loro origini, influenze di numerosi popoli minori inglobati sotto un’unica grande famiglia. Per tale motivo, oltre all’agricoltura, la civiltà del Burkina Faso era in possesso di una vasta gamma di conoscenze in numerosi campi di pratica applicazione.

Facendo una piccola digressione sulle credenze religiose dei Dogon, scopriamo che l’unica divinità venerata è Amma. Creatrice del Sole e della Luna, delle stelle ed in seguito del pianeta Terra. Una volta creatala Terra, Amma si congiunse con essa, generando lo sciacallo, simbolo del terreno disordine.

Dietro tale inesplicabile credenza si cela il ritorno dell’essere primigenio che racchiude in se elementi mascolini e femminini, i due contrari che si fondano dando vita all’essere unico, l’Adam Kadmon cabalistico.La Terra, inoltre partorì anche un secondo figlio, fratello gemello dello sciacallo, che per espiare i peccati terreni del fratello offrì la propria vita. In seguito egli fu resuscitato da Amma e creò gli uomini, gli animali e le piante.

Ma l’aspetto più misterioso ed interessante della civiltà Dogon, è legato ad una sapienza che racchiude elementi astronomici e cosmologici di notevole importanza. Secondo numerosi studiosi, tali conoscenze sono la prova concreta di un lontanissimo contatto con visitatori provenienti da altri mondi.   

La presenza di un evidente carattere scientifico confermerebbe che gli antichi antenati avrebbero interagito con una civiltà molto più evoluta (Civiltà Madre).

 In base a quanto narrato dalle leggende Dogon, i visitatori stellari giunsero sulla terra dalle stelle, portando con se un grande paniere contenente l’argilla per costruire i granai all’interno dei vari villaggi. I visitatori erano otto e venivano identificati con il nome di Nommo, creature del tutto simili all’uomo.

 Ma chi furono davvero questi misteriosi visitatori spaziali, e cosa insegnarono concretamente ai Dogon?

Nel 1946, l’antropologo Marcel Griaule, fu iniziato dagli anziani, alle antichissime conoscenze della tribù, fino ad allora note esclusivamente ai membri sacerdotali. Lo sciamano Temmeli, rivelò all’antropologo francese, che le conoscenze cosmologiche in loro possesso, furono tramandate dagli stessi Nommo, esseri spaziali provenienti dalla costellazione di Sirio.

Lo sciamano inoltre enunciava una sconcertante teoria astrale. Sirio avrebbe avuto, secondo la concezione degli antichi un gemello. Un ulteriore pianete invisibile che ruotava intorno ad essa, ma per i tempi ancora sconosciuto agli esseri umani.

Ebbene Sirio, in effetti è una stella doppia, e il suo compagno, l’astro Sirio B, ruota intorno a lei con un periodo di 49,98 anni.

Come si possono spiegare conoscenze simili in un popolo caratterizzato da una cultura primitiva e non affatto tecnologica?

Inoltre non dimentichiamo che Sirio B, il gemello di Sirio A, fu fotografata la pria volta nel 1970, anno della sua scoperta.

Citando una nota espressione dello scrittore Robert Temple, rimaniamo sconvolti davanti all’evidente mistero: Sono ben cinquecento anni che i Dogon sono a conoscenza di questi elementi di astronomia.

Ma le informazioni su Sirio sono solo una piccola parte dell’immenso sapere di questa straordinaria civiltà. Agli inizi del secolo scorso i capotribù raccontavano della Luna, come un pianeta arido e morto “come il sangue secco di un cadavere”, Giove ha quattro compagne (le famose lune medicee di Galileo), e dell’anello di Giove, assolutamente invisibile ad occhio nudo, se non tramite i moderni telescopi. Per non parlare poi del moto a spirale al quale partecipa l’universo intero in simbiosi con la stella Sole, dato ottenuto dagli astronomi occidentali all’inizio del XX secolo, ma evidentemente chiaro e ben noto per la cultura Dogon, come dimostrano gli antichi testi simbolici di suddetta civiltà.

Sappiamo bene che numerose antiche civiltà avevano conoscenze straordinarie sulle mappe celesti, ma comunque restavano di generica conoscenza. Ma possiamo dire tranquillamente, senza timore di essere smentiti, che le conoscenze dei Dogon si possono conseguire esclusivamente servendosi dei moderni mezzi ottici estremamente avanzati.

Secondo lo sciamano Temmeli, quando i Nommo giunsero sulla Terra, apparve in cielo una luminosa stella. L’astro brillava di una luce intensa che sovrastava addirittura quella delle altre stelle. Dopo l’arrivo degli esponenti non terrestri, l’astro scomparve misteriosamente nell’oscurità del cielo, come se mai avesse brillato luce alcuna in quel punto.

Ora, gli studiosi e i ricercatori che analizzano da vicino la civiltà dei Dogon, l’astro potrebbe essere identificato in una nave spaziale di grosse dimensione, e il fatto che brillasse più delle altre stelle nel cielo, potrebbe giustificare la sua vicinanza alla terra rispetto agli altri corpi celesti. La scomparsa di tale luce potrebbe oltretutto essere giustificata dalla dipartita della nave stessa dopo l’atterraggio dei componenti del suo equipaggio, i Nommo appunto.

In Mesopotamia particolarmente, sono state rinvenute negli anni, numerose statuette e manoscritti raffiguranti strane figure antropomorfe con caratteristiche marginali accostabili agli attuali anfibi. Ricordiamo in merito gli Onnanidi, gli déi Serpente, i Dagon e gli Atargatis dei Filistei. Per questo, i fautori dell’ipotesi extraterrestre ritengono che i capostipiti dei Dogon, abbiano avuto la possibilità di un’ interscambio culturale tra la loro civiltà, quella Egizia e le civiltà tra il Tigri e l’Eufrate. Queste ultime a loro volta, sarebbero in futuro, entrate in contatto con civiltà extraterresti provenienti da Sirio. Basti solo pensare che proprio Sirio, rappresentava la stella fulcro determinante per il proprio calendario che si basava sul sorgere di questo corpo celeste, rappresentante oltretutto a livello simbolico di una delle principali divinità del regno dei faraoni: Iside. Compagno di Iside è come noto Osiride, associato simbolicamente alla costellazione di Orione. Nella realtà se Sirio A è accostata a Iside, Osiride potrebbe trovare un naturale accostamento a Sirio B, la gemella invisibile ad occhio nudo. I Dogon identificavano la gemella di Sirio, ovvero Sirio B con l’appellativo di “Stella dell’Occhio”. Considerato ciò ci risulta quasi difficile credere che la rappresentazione di Osiride, com’è noto a tutti, come un OCCHIO, sia del tutto casuale. Piuttosto siamo abbastanza sereni nell’affermale che tale corrispondenza non fa altro che avvalorare ulteriormente le nostre tesi.

Giuseppe Di Stadio

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