Potevamo noi di Italia Parallela non sfruttare in occasione delle festività pasquali, la possibilità di far visita ad uno dei più belli e suggestivi castelli medievali della nostra amata regione? Ovviamente no.

Ci troviamo nelle splendidte valli Abruzzesi, provincia di Chieti precisamente nel comune di Roccascalegna. Il piccolo e caratteristico centro conta circa 1400 abitanti i quali hanno il privilegio e la fortuna di godere di paesaggi montuosi davvero affascinanti e di poetica fattura. La nostra attenzione però è rivolta in particolar modo alla famosa costruzione della fortezza difensiva medioevale.

Il sito è composto dalla torretta, eretta intorno al XII secolo, e dal castello adiacente, ideato e costruito in seguito. Prettamente di natura strategico/militare, la posizione della torretta, a strapiombo sulla cima della sporgenza rocciosa più alta della collina, riesce a rendere palbabile il senso di protezione della città, ruolo svolto con onore e costanza nei secoli. Le origini Longobarde dell’edificio vengono menzionate originariamente in occasione della descrizione del primo restauro della roccaforte difensiva, avenuto nel 1525. Ma le più significative opere di restauro e rafforzamento del complesso furono effettuate tra gli anni 1531 e 1600, sotto la baronia dei Carafa, con l’erezione nel 1577 della cappella del santissimo Rosario. Ma fu proprio la succesiva baronia, precisamente quella dei Corvi (1600-1717), che regalò misteriose leggende all’intero complesso militare e al paese stesso.

Siamo nel 1646, sotto la baronia di Annibale Corvi, successore di Vincezo Corvi di Sulmona, il quale acquistò l’intero feudo per 10.000 ducati. Pare che Annibale avesse il soprannome di “Corvo” inquanto impose all’intero paese di Rocca Scalegna (nome originario del centro abitato risalente alle antiche scale di legno che collegavano il paese con il resto della valle) il culto incondizionato verso un corvo nero come la notte dagli occhi fiammeggianti, e da qui l’appellativo “Corvo de Corvis”. Sfortunatamente la sua vita fu caratterizzata da un’altra imposizione ai cittadini, ovvero l’applicazione dell’emendameto “ius primae noctis”, originariamente una semplice tradizione di carattere più storico ironica che non trovò ovviamente applicazione fino a quel momento…

In pratica, l’infido balzello, imponeva alle giovani spose del paese, di trascorrere la prima notte di nozze con il barone stesso. Se in occasione, di suddetta “verifica notturna” da parte di Corvo, le spose non risultavano vergini, venivano sistematicamente segregate nelle celle e torurate con acuminate lame appositamete installate. Ovviamente la chiesa avallava, quasi sempre, qualsiasi decisione del barone, inquanto, dal barone stesso dipendevano le elezioni clericali nel feudo. L’unico parroco che decise di scomunicare il barone, sotto la pressione del vescovo del tempo, fu costretto a fuggire dal paese in gran segreto, ma comunqe raggiunto in seguito dalle guardie personale di Corvo e barbaramente trucidato.

Ma tale tirrania era destinata ad avere vita breve. Infatti, una congiura cittadina fu fatale al barone. Un’uomo vestito da donna, o una giovane sposa stessa, durante l’applicazione del “ius primae noctis” accoltello al cuore Annibale, il quale perì all’istante insieme al suo corvo, non prima però di aver maledetto il suo assassino e marchiato con l’impronta della sua mano insanguinata, il talamo che gli era vicino. Molteplici sono le leggende che gravitano intorno a questo macabro avvenimento. Si narra che durante le bufere di neve si pùò scorgere il barone, passeggiare sulla torretta e maledire i curiosi che si avvicinano alle mura. Si racconta inoltre di strani rumori e lamenti provenire dalle segrette del castello in concomitanza all’apparire di una sinistra ombra di un nero volatile, svolazzante intorno alla chiesa di San Pietro. Nonostante il fondo di verità che caratterizza qualsiasi antica leggenda, va comunque precisato che le leggende sono attribuite ad un nobile vissuto durante l’epoca di Annibale Corvi, e che si discostano, secondo la storiografia ufficiale, dal barone stesso…ma come abbiamo sempre constatato in passato, spesso la storiografia può incappare in inesorabili errori. Noi di Italia Parallela consigliamo vivamente la visita al castello, alla torretta e allo stupendo borgo chietino, ricco di fascino storico e immerso in meravigliosi paesaggi naturali.

Giuseppe Di Stadio

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