Da secoli, forse millenni, l’uomo considera il cane, come il suo migliore e sempre fedele amico, nel lungo viaggio su questa terra. Ma tra i tanti, uno di essi ha i suoi validi motivi per confidare e porre letteralmente la sua vita nelle “zampe” del quadrupede più amato al mondo.

Sto parlando di un giovane monaco irlandese, chiamato Colombano, guaritore emigrante, noto profeta nelle terre della Gallia, Germania ed infine in Italia. Nato a Navan nel 542, intraprese la vita di missionario, viaggiando per l’Europa ed accattivandosi la stima e la fede dei fedeli di tutto il Vecchio Continente. Fu fondatore di numerose Abbazie e Cattedrali, e per questa serie di considerazioni tutt’oggi è considerato Santo dalla Chiesa cattolica cristiana, dalla Chiesa ortodossa e da quella Anglicana. Definito attualmente “santo europeo” grazie ad un suo aforisma nel quale auspicava l’unione di tutti i popoli europei sotto un’unica bandiera e un’unica moneta.

Giunto in Italia, decise di fermarsi a Bobbio, dove si innamorò del cielo azzurro splendente sulla ridente cittadina. Decise così, di istituire in questo luogo il fulcro della sua opera missionaria italiana. Ricevette in dono dal re Agilulfo una buona parte di terre di Bobbio, decidendo così di fondare sulle rive del fiume Trebbia il tanto celebre monastero a lui intitolato.

Ma veniamo al lato della vita del Santo che maggiormente ci interessa da vicino, ovvero l’affascinante leggenda che ha caratterizzato la sua vita. Durante i primi mesi del suo predicare italico, Colombano, ebbe la sventura di abbattersi in un losco personaggio, dai perfidi lineamenti, nel quale successivamente identifico il male in persona, il suo antagonista di sempre, Lucifero, sua eccellenza il diavolo.

Satana si era minacciosamente adagiato alle spalle di un meraviglioso cancello di pregevole fattura e bellezza artistica. Il suo atteggiamento e il suo esporsi nei pressi di questa meraviglia artigianale attirò l’attenzione di numerosi fabbri del luogo, che non mancarono immediatamente di provare a riprodurre l’inferriata.

Ma il segreto degli intrecci di ferro non venne svelato a nessuno degli artigiani impegnati che di conseguenza, non riuscirono nell’intento di duplicare il cancello, sotto lo sguardo perfido e soddisfatto del diavolo.

Intanto Colombano era intento nella realizzazione di un ponte che collegasse le due sponde opposte del Trebbia, ma proprio nel bel mezzo dei lavori, si accorse di aver esaurito i fondi necessari per ultimare l’opera. A quel punto, il diavolo che era nelle vicinanze, colse al volo l’occasione e si recò dal futuro Santo. Gli propose un accordo per terminare il ponte. Il patto era, se Colombano avesse lasciato al demonio la prima anima che attraversasse il ponte, Lucifero avrebbe donato al monaco irlandese i fondi necessari per ultimare i lavori. Colombano accettò.

Terminato il ponte, il diavolo restò in attesa della sua “spregevole” ricompensa, e fu a quel punto che Colombano decise di sacrificare il suo fido amico, un cagnolino randagio che lo seguiva da tempo, per il bene di un’anima umana. Il cane oltrepassò per primo il ponte e il Diavolo si dovette piegare all’abile tranello in cui era caduto. A quel punto Lucifero decise di seguirlo lungo tutto il tragitto del rientro verso casa, oltraggiandolo e ingiuriando nei suoi confronti.

Più i due proseguivano, più Satana rincarava la dose di maledizioni. Fu allora che Colombano, stufo e stressato dalle lagne diaboliche, gli scaglio contro un pugno di riso, che immediatamente fu tramutato in sassi neri come il carbone e roventi come la lava vulcanica. I sassi caddero a terra e formarono delle grotte. Tutt’oggi è possibile visitare queste grotte che intanto sono state intitolate “i sassi del diavolo”.

Qualche tempo dopo, Colombano, realizzò uno splendido mulino a vento. Bellissimo e trasparente come il ghiaccio. Tantissimi Bobbiesi corsero per ammirare la sua creazione, e tra loro, celato sotto spoglie mortali, giunse da Colomabno anche il diavolo. Apprezzato il mulino, Satana propose a Colombano di scambiare la sua opera con il cancello oggetto del desiderio di tutti gli artigiani e i fabbri della zona. Ovviamente Colombano accettò la proposta di scambio, ma proprio al termine del baratto, si alzò un vento caldo che sciolse il mulino, proprio come un blocco di ghiaccio.

Il diavolo infuriato e frustrato dall’ennesimo raggiro di Colombano decise di sfidarlo un’ultima volta proponendogli ugualmente lo scambio dell’inferriata, a condizione che il santo sarebbe riuscito a trasportarla da solo presso la sua abitazione. Miracolosamente il monaco irlandese, piegò l’inferriata in quattro parti, la caricò senza fatica sul suo mulo e, ancora una volta vittorioso, si diresse verso la sua abitazione.

Ancora oggi è possibile ammirare il leggendario cancello piegato, abilmente nascosto nelle segrete del convento, che è stato posto in difesa del sepolcro del santo per diversi secoli. Oggi nella cripta, nei pressi di un bellissimo mosaico raffigurate un avvincente scontro tra mitologiche fiere, è possibile notare le impronte canine impresse nella roccia e indelebili, che i meno scettici riconducono con sicura certezza al cagnolino sacrificato a Satana dal Santo stesso.

Giuseppe Di Stadio

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